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Blog di Flavio P.

 



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martedì, 28 giugno 2005
comunicazione ufficiale

Blog chiuso


Flavio . 18:37 . link . commenti (3)




sabato, 02 aprile 2005
bollettino di guerra

 

 

ELEZIONI 2005, SI VINCE UNA VOLTA OGNI MORTE DI PAPA?


Flavio . 13:30 . link . commenti (1)




martedì, 15 febbraio 2005
Lettera alla Nazione

Due signori finiscono di cenare, seduti ad un tavolo nella mia pizzeria preferita.
Su Forru, via san donato 8 torino.
Incuranti della nuova legge, accendono sereni due sigarette all'interno del locale.
Al chè arriva premuroso Ghisu, il vecchietto ultraottantenne proprietario della pizzeria, nonchè capostipite dei Ghisu, pizzaioli sardi amati e rispettati in tutto il quartiere di San Donato.
Educatamente gli chiede di smettere, ci sono multe, leggi, punizioni.
I due stronzi non smettono di fumare, anzi si mettono pure a litigare con un povero vecchio.
Risultato: infarto e morte sul colpo per lui.
denuncia e futuro processo per loro. Il popolo di via San Donato insorge, vuole vedere il sangue. Si grida vendetta. I giornali orgiasticamente godono dell'accaduto: una cronaca che si intreccia con l'attuale, col sapore medievale.

E io mi ritrovo a dover salutare un altro pezzo della mia infanzia.
Lui era in grado di tenere a mente trenta diverse ordinazioni, poi il primo del tavolo cambiava idea
- no senti scusa mettici una quattro formaggi al posto della salamino -
e lui non capiva più un cazzo, resettava e si faceva spiegare tutto da capo.
Era un mito.
Tutte le pizze di classe tra medie e superiori me le sono giocate lì.
Dove mangiavi con diecimila lire e ancora adesso con 5 -6 euri.
Col vino sardo in pintoni, forte scuro, spesso.
Al piano di sopra facevamo le feste più assurde, da diciottenni.
Ci siamo fumati una canna a tavola col nipote di Ghisu una volta, che faceva il cameriere a tempo perso.

E ora due stronzi con una sigaretta lo hanno fatto talmente arrabbiare che è morto.

Ke pakko sta vita.
Dover salutare tutto e tutti prima o poi
e non essere mai pronti a farlo.

Peccato che non l'hai mai visto, con quel viso corrucciato, sempre a masticare pensieri, alto un metro e mezzo.
Ciao Ghisu,
il paradiso è una pizza con formaggio di capra
la madonna ha la coda, il sole è un disco dorato di carasau
e l'infinito fa il rumore del mare.


Flavio . 10:50 . link . commenti




domenica, 13 febbraio 2005
Lettere alla Nazione

 
Mi sveglio, torno alla vita. Respiro.
Apro finestra e persiana e investito da luce nuova, inspiro.
Aria di montagna.
C'è stato vento tutta la notte. Ha lavato la città, le nostre anime, le nostre colpe.
C'è solo odore di neve in cielo, per strada.
Silenzio domenicale, finestre serrate, i profumi delle cucine e i rumori delle televisioni non fuoriescono dalle case.
Domenica di sole , cielo blu che fa male agli occhi e questo silenzio siderale, di un inverno senza neve, del giorno di pausa.

Il battito aumenta e un brivido mi fa tremare, bastano 50 minuti in auto per arrivare nel paradiso, nella mecca, nell'unico posto dove mi sento a casa.
I monti.
La luce del giorno che ti trapassa.

Sarebbe bello, ma devo studiare.
Livido & logoro, mi faccio un caffè.
Penso un attimo a te, che mi scrivi di domenica
nel giorno di pausa.
Chissà com'è lì il caffè.

Fla


Flavio . 10:54 . link . commenti




venerdì, 11 febbraio 2005
Lettere alla Nazione

 Oggi qualcuno ha staccato la presa al congelatore.

Si è schiusa la mia finestra per pochi timidi minuti, senza morire assiderato ho annusato l'aria, non è cambiata, solo più calda.

Sole incerto, studio sordo

Studio e dormo

bronco coccolo

inverno lurido


Flavio . 19:34 . link . commenti




giovedì, 03 febbraio 2005
Lettere Argentine

Dal nostro corrispondente in Argentina  [Baffo]  un reportage sul nord del paese...

25-01-05
Eccomi qua! di nuovo tra strade asfaltate, negozi di elettrodomestici e banche
di Tartagal.
Dopo quasi 24 ore di viaggio per percorrere 150 km, spingendo l'autobus
scassatone tra il fango che ti arriva alle ginocchia, mi sono lasciato alle
spalle il "monte chaqueño"...che non e una montagna, come pensavo, ma una
foresta fittissima con pochi alberi ed enormi cespugli, piantata su una infinita
tavola di terra bianca, tanto piana da sembrare essere livellata dal piu
rompicoglioni degli ingegneri, di razza tedesca! Il chaco non e bello. La
vegetazione non cattura la vista con un verde esuberante. Le distese di canne e
i boschi di Palo santo e Algarrobo stancano per la loro monotonia.
I laghi sono pochi e minuscoli. Qui il pilcomayo( il fiune che divide
l'Argentina da paraguay e bolivia)non ha affluenti. Non una montagna, non una
colina da dove mirare una panoramica della regione. Nel chaco non esistono
pietre, ne ciottoli. Il suolo e eternamente coperto di polvere e fango.
Il clima e spietato. In estate si toccano punte di 50 gradi, e il vento non
aiuta, non riesce ad oltrepassare la fitta selvadel monte, e vola alto,
leggero...e quando ci riesce e una furia, alza nuvole di terra, te la fa
mangiare, ti oscura la vista, annuncia la tormenta...
Il monte ha come epicentro il confine tra bolivia, paraguay e argentina, dove
tocca le province del chaco, formosa e salta. In quest'ultima riposa Santa
victoria este, una cittadina la cui municipalidad comprende circa 15000
abitanti, sparsi a casaccio in 33 comunita entro un raggio di circa 90 km.
Qui c'e la piu alta concentrazione di popolazione aborigena della provincia, e
una delle piu alte del paese, circa l'80 per cento. il resto sono creoli,
piantati qua dal governo solo da qualche decennio, creando cosi squilibri e
contrasti con la popolazione  indigena.
Una casa di missionarie francescane nella cittadina e stata la mia base per 20
giorni...sono forti le francescane, cazzute!!Anche se non condivido alcune loro
forme di "aiutare" apprezzo tantissimo l'amore e la  infinita forza  di volonta
che ognii giorno dedicano alla missione.
E stata la mia base, dicevo. I primi 3-4 giorni sono rimasto nei paraggi della
cittadina, cercando di appiccicarmi il piu possibile a chiunque e cercando di
scrollarmi di dosso un po di inevitabile timore.
Ogni giorno le 3 missionarie offrono un servizio di mensa a circa 200 persone
tra bambini e mamme...tra un piatto e l'altro cercavo disperatamente uno
sguardo, un sorriso, una parola. Il primo impatto e terribile, la distanza e
enorme e ben marcata da un muro spesso,  pesante,  vecchio...
I wichi, la etnia predominante in questa zona, sono spaventosamente timidi e
chiusi. IL primo contatto e con i bambini, le  mamme continuano a non rivolgerti
parola, a volte ti fannop innervosire per quanto sono chiuse tra di loro...e io
che pensavo di essere timido! e quando inizi a disperare, eccolo la, spunta un
sorriso sdentato, non saluto, non esageriamo...
Inizio a prendere coraggio, affitto una vecchia bicicletta da passeggio con il
freno a piede e inizio a perdermi per  i sentieri del monte...a volte mi sono
perso veramente, e mi sono cacato sotto.

Ogni giorno piu lontano e ogni giorno con un po di curiosita in piu…l’ultima
settimana sono riuscito a farmi accettare a dormire in un villaggo a 90 km da
s.victoria, “el pozo del bravo”, con la mia tenda che chiudeva il circolo
formato dalle capanne della famiglia di jose, un puro wichi di 45 anni, quasi
l’unico con cui si potesse parlare. Non vi racconto cazzate del tipo che mi sono
sentito parte di loro e che siamo stati a parlare intotno al fuoco fino alle 4
bevendo liquore di algarrobo  e fumando la pipa del vecchio “caziqui”. La
comuniacazione e difficile, piu vai lontano da s. victoria piu l’accoglienza e
ostile, sempre in meno parlano spagnolo, sempre di piu parlano con gli occhi.
Intorno al fuoco ci sono frequenti vuoti ricoperti di silenzio, ma non si
respira aria pesante. Si va a dormire presto, la mattina ci si alza al sorgere
del sole.
Terminati questi 20 giorni, vissuti intorno intono a loro e a volte con loro, mi
rimangono dei dubbi enormi su tutto, ma la cosa che non riesco assolutamente a
comprendere e cosa li spinge ancora a rimanere qua. Orgoglio? Abitudine?
Necessita? O amore? Amore per questa terra, terra bastarda…
Lo stesso jose la seconda notte mi inicia a parlare del monte, della carenza di
animali da cacciare, dei frutti che crescono sempre meno, della impossibilita di
coltivare, e terra salata,  non esce niente, e se esce il sole te la brucia in
tre giorni.. Il caldo si fa sempre piu torrido, negli anni 80 la temperatura non
superava i 40 gradi, ora raggiunge i 50. La popolazione aumenta, c’e chi scappa,
ma la maggior parte rimane. Sono sempre di piu a dividersi sempre meno.
“ Ci sentiamo poveri” mi dice “non di moneta, di forza, di forza fisica”. Se non
mangi senti il corpo debole, incapace di compiere qualsiasi sforzo. E un cane
che si morde la coda.
Chi porta i soldi a casa e la donna, lavorando la chaguar, una pianta da cui si
estrae la fibra per produrre filo e quindi borsette e cinte. Il “compratore di
Buenos Aires passa ogni 1-2 mesi, fa il giro dei villaggi della zona pagandoli
una miseria, e  revende i prodotti nella capitale. I soldi bastano per comprare
un po di mercaderia a Tartagal, la citta piu vicina da qua.
Penso come ogni giorno, ogni minuto, prima di compiere uno sforzo, jose ponga
sul piatto della bilancia le energie che andra a perdere e quello che
effettivamente ne ricavera, e se sara poi cosi indispensabile. Penso a quanto
questo faccia dimenticare l’amore di fare le cose. Penso come la soddisfazione
del prodotto delle proprie mani sia letteralmente cancellata, inghiottita dal
terrore di non essere capace di dosare le poche risorse a disposizione. Vedo
naufragare in mare di vergogna gli occhi di don filemon, il fratello del caziqui
di misión Santa maria, quando mi dice che non e piu padrone del proprio corpo,
un po per gli anni, un po perche mangia pane e zuppa di algarrobo da due mesi,
un po perche sono anni che all’ospedale di s.victoria gli e stato diagnosticato
il mal di chagas, una infezione permanente ad una parte del cuore. Questa e
causata dalla puntura di un insetto notturno, la vinchuca, che trova il suo
alloggio migliore tra le fessure dei mattoni di terra cruda. I sintomi sono
dolore alla pancia e perenne senso di stanchezza. Dai dati dell’ospedale di
S.victoria quasi il 90% della popolazione locale e affetta da questo male
incurabile. E allora intuisco il perche di tanta superficialita nel costruire la
propria casa, e della manutenzione praticamente assente. Capisco l’avvilimento
al ritorno a mani vuote da una giornata passata nel monte, a 50 gradi, cercando
invano un pezzo di carne per se e soprattutto per la propria famiglia. E capisco
perche a volte si preferisca “sopravvivere” all’ombra dell’albero accanto alla
propria casa, invece di rischiare di essere umiliato ancora una volta da questa
terra, dalla propria terra, terra bastarda.
Pero assolutamente non capisco perche si ostinino a vivere in simbiosi con una
terra cosi egoista. Non vedo equilibrio tra le briciole che offre e tutto
l'amore , quasi morboso, sputato con rabbia dale labbra di jose quando mi dice
"io sono nato qua e moriro qua!".
Non lo vedo, non capisco, e sono felice di non capire. Riesco solo a percepire
qualcosa di cosi poco raciónale e cosi poco logico da non poter essere
afferrato, e qualcosa che si vive e si sente. Loro lo vivono e lo sentono,
proprio come le cose vere, cose che non incrociavano il mio cammino da  molto
tempo.
ora sono con stefano al confine con la bolivia , e gia stasera saremo a tupiza,
dove incontreremo l'altro disperato di alessandro...continueremo per il cile e
ritorneremo insieme a santa fe per il 20...
un abbraccio forte   

Emiliano


Flavio . 18:58 . link . commenti